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Viaggio tra le verità nascoste (Antonella Messina)

Mostre > Fabio Petrelli > La città di cenere - Vite al margine

Viaggio tra le verità nascoste
di Antonella Messina

Fabio Petrelli, ventisei anni, laureato presso l'Accademia di Belle Arti di Roma e attualmente iscritto al corso di laurea specialistica in Storia dell'Arte presso l'Università degli Studi di Tor Vergata, da anni tiene diverse mostre fotografiche su tematiche socio-antropologiche.
Nella sua nuova mostra, intitolata "La città di cenere: vite al margine", Petrelli, nelle vesti di un attento osservatore, è sempre più impegnato ad analizzare la società attuale che, immersa nell'assordante confusione globale, ha posto le condizioni per l'emergere di nuovi problemi sociali e culturali.
Il giovane artista dichiara che le sue preferenze sono da tempo orientate a favore di immagini che ritraggono meticolosamente e con dovizia di particolari le problematiche concernenti tutto ciò che è sociale, tutto ciò che è la diversità nel sociale, tutto ciò che appartiene ad un microcosmo sociale che dovrebbe interessare a tutti ma che invece, nel concreto, interessa a pochi.
Attraverso i suoi scatti, Petrelli si propone di illuminare un quadro della nostra società in cui esistono zone grigie che è doveroso rendere visibili.
La società in questione, che il noto sociologo polacco Z. Bauman chiama dell'incertezza, è luogo di produzione di rifiuti e di esseri umani di scarto. I rifiuti contemporanei sono persone private dei loro modi e mezzi di sopravvivenza, sono gli esuli, i rifugiati della contemporaneità, quelli che mal si adattano al modello progettato. Coloro che ne sono esclusi sono paragonabili all'homo sacer di cui parla Giorgio Agamben, ovvero un uomo che nell'antico diritto romano aveva una vita priva di valore sia umano che divino.
Nel lavoro attuale si avverte un forte interesse per i soggetti tratti dalle strade rappresentati in situazioni di dolore e malinconici. Quindi, è sicuramente dalla strada che questo giovane trae i maggiori spunti per la sua fotografia.
Mendicanti, vagabondi che dormono per strada, senza tetto inginocchiati, donne coperte di stracci sono i soggetti che questa volta hanno attirato la sensibilità del nostro artista.
La mostra è un viaggio, lungo le città, per documentare ed evidenziare le condizioni di vita degli emarginati disperatamente bisognosi.
Ogni singolo fotogramma racconta del "vuoto" delle nostre città, dei luoghi fisici dell'emarginazione e del disagio psichico di chi ogni giorno si ritrova a vivere/sopravvivere al margine e al centro delle nostre città.
L'autore rivolge uno sguardo a quegli angoli di strada che la gran parte della popolazione dabbene, rapita dal vortice della propria quotidianità e allenata all'indifferenza generale, normalmente ignora.
La strada è il massimo dello spazio a disposizione dei senza dimora associata alla minima libertà per usarlo. Sulla strada i limiti dell'utopia della libertà assoluta emergono velocemente. La strada per questa gente è un lager senza kapò, una prigione senza sbarre ma senza via di scampo. Queste vite al margine vivono nella strada come in "non-luoghi". Il non-luogo è uno spazio che non può definirsi né come identitario né come relazionale né come storico (M. Augé). Esso rappresenta uno spazio vuoto di significato, proprio perché al suo interno non si sviluppa nessuna interazione tra le persone che possa dare un senso al luogo.
Attraverso l'obiettivo fotografico si fa sempre più urgente, nel giovane artista, la necessità di dare spazio a chi oggi spazio non ne ha.
Ispirandosi agli artisti neorealisti, Petrelli promuove, attraverso i suoi scatti immediatamente comprensibili e diretti, una concezione dell'arte come mezzo d'analisi e denuncia sociale. Secondo l'intento del nostro autore, la sua fotografia, come un vero e proprio specchio di carta, deve mirare alla massima aderenza tra rappresentazione artistica e realtà oggettiva.
Questo suo realismo collima con un intento di "narrazione", per cui anche una parete di grigi tristi mattoni diventa il più possibile "parlante" come i suoi personaggi.
Le immagini di Fabio Petrelli, come fedele riproduzione del mondo reale nella sua essenza più cruda, parlano da sole e inducono inevitabilmente il fruitore a pensare a quei volti nascosti nelle nostre città.
Nel giovane artista è palese la convinzione che il suo lavoro debba mirare a sensibilizzare le facoltà percettive di chi osserva affinché l'incontro con queste realtà non sia più una sorta di non incontro, di guardare senza vedere. E' quindi auspicio dell'autore della mostra che le sue fotografie, quale tentativo di rendere pubbliche le sofferenze private dei soggetti ritratti, possano essere un mezzo per creare un terreno di incontro e uno spazio per la riflessione su queste verità.

Marzo 2010



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