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Tra(x)cce di desideri

Mostre > Piermario Ciani - Avanguardia nei Santi Medici

La verità è l'opposto.
E' solo quando "lasci andare" ciò a cui sei attaccato che crei lo spazio perché il nuovo si manifesti. Ma il nuovo cos'è se non un desiderio inconscio di conoscere una nuova realtà!
Piermario Ciani non è altro che una comoda maschera. Prima dietro quei suoi baffi, poi dietro quel suo barbone, e quel suo lunghissimo pizzo faraonico/caprino, piuttosto si cela una sorta di titanico supercriminale da fumetto, di quelli che risorgono sempre sghignazzando come fenici dalle proprie ceneri, ogni volta diversi e ogni volta fedeli a se stessi e ai propri piani di sottile sovversione e/o di plateale conquista del mondo.
Sì, perché esattamente questo è il sedicente Piermario Ciani: uno schizofrenico ri-creatore dell'universo in lucidissimo delirio d'onnipotenza. Ed è esattamente per questo che bisogna essere entusiasti di lui e dei suoi eternamente rinnovantisi piani di ri-evoluzione ri-creativa. Un mito sempre alla ricerca del nuovo alternativo che si lascia dominare dal desiderio.
Quando un artista dice di sé che, rinunciando del tutto all'aspetto commerciale dell'arte, della propria arte, sa benissimo di rischiare la propria posizione di artista sul mercato, "preferendo la libertà di cambiare percorsi e collaboratori, come un esploratore nomade che non vuole raggiungere un posto in particolare ma solo avere davanti una strada da percorrere", come si fa a non tributargli un totale rispetto, ben raro a concedersi invece a mille altri millantati "artisti", supponenti e ripetitivi come sono soliti presentarsi?
È dalla metà degli anni Settanta che questo pericolo pubblico dalle cento facce scorrazza qua e là, su e giù, a dritta e a manca, dalle frontiere al cuore dei territori dell'arte internazionale, senza mai farsi beccare dai critici.
Condensa così la sua caleidoscopica attività, parlando di sé adeguatamente in terza persona, come Giulio Cesare: "Ha realizzato immagini con procedimenti manuali, fotochimici, elettrostatici e digitali.

Pubblica ed espone le sue opere dal 1976: prima dipinti, poi fotografie, xerografie, mail-art, installazioni multimediali e adesivi. Predilige i supporti cartacei ma spesso le sue opere sono immateriali e si percepiscono ai confini tra la telepatica e la telematica".
Vecchia talpa instancabile, come un criceto archiviatore non butta mai nulla, e per questo la sua attività appare essenzialmente combinatoria: un pluridecennale ininterrotto cut-up, ora nell'ambito della sua indefinibile X-Art (talvolta Art-X), ora come fotografo e gran grafico, ora come organizzatore e networker.
Qual'è la sua attività preferita?
Arduo dirlo, davvero, parlando di uno che ama riassumersi così mirabilmente: "Oggi non ho niente da dire, ma voglio dirlo lo stesso".
Non basterebbe un libro a presentarlo nella sua interezza.
E difatti il libro su Ciani che pure ha curato Ciani medesimo per la sua stessa casa editrice - Piermario Ciani: dal Great Complotto a Luther Blissett, AAA Edizioni, Bertiolo (Udine), 2000 - non basta affatto.
Per fortuna e per misericordia.
Ma il mistero si addice agli eroi…
Le sue sono opere quanto mai stuzzicanti, in gran parte inedite e le poche pubblicate tuttora note a pochissimi.
Ma di sicuro meritano un pubblico maggiore.
E tu chiamali, se vuoi, pornograffiti.
Lui li definisce "nudi e crudi", questi "collage di immagini pornografiche e altre produzioni a base di sesso esplicito".
E se li lasciassimo spiegare all'autore?
"Ci sono due temi ricorrenti nella mia ormai venticinquennale produzione di immagini: il ritratto e il sesso (o forse dovrei dire il nudo?) e per un periodo le due tematiche sono convissute nelle stesse opere, che realizzavo con la tecnica del collage.
Mi riferisco al 1981 e agli innesti di organi sessuali sulle facce di musicisti o modificando le pagine pubblicitarie dei settimanali, un fallo al posto del naso o una vagina al posto della bocca, con risultati divertenti, se vogliamo grotteschi ma sicuramente migliori di tanta paccottiglia che si trovava liberamente esposta nei mercati rionali come pure nella gallerie d'arte, mentre i miei pornocollage non sono mai stati pubblicati né su cataloghi di mostre né tantomeno su quotidiani e riviste di qualsivoglia colore politico e/o culturale".
D'accordo prevenire i tempi e i modi dell'espressione e dell'arte contemporanea, ma anche tenere le prove nascoste, questo non lo potevamo proprio sopportare.
Così, mentre Ciani continua a sfornare sorprese a getto continuo, folle banderuola, dal suo ritirato Friuli irradiandosi come un disturbo briosamente frastornante per tutto l'etere mediatico planetario, noi per stavolta ci limitiamo a estrarre dai suoi trascorsi questi preziosi reperti storici, più o meno antichi, ma ancora vivi e pulsanti sotto le caotiche macerie dell'immaginario contemporaneo.




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