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Testimonianza (Anna Maria Rignanese)

Mostre > Fabio Petrelli > La città di cenere - Vite al margine

Mi chiamo Anna Maria e sono da quindici anni un volontario del soccorso della Croce Rossa Italiana. Questa mia attività mi ha arricchita moltissimo. La mia visione della vita e delle persone ha subito dei cambiamenti importanti che hanno comportato anche un arricchimento delle persone che mi sono vicine: Mauro, mio marito, e le mie due figlie, Eleonora ed Alessandra. Abbiamo condiviso questa esperienza che ci ha fatto conoscere tante realtà che non sospettavamo nemmeno esistessero, tanto che poi anche loro hanno sentito la necessità di fare qualcosa per le persone che ne avevano bisogno.
Io personalmente ho fatto per tanti anni un servizio di emergenza per i tossicodipendenti presso la Stazione Termini e nei dintorni: notti fatte di corse a bordo di una Fiat Panda di Croce Rossa a fare i "giri dei sottopassaggi", a cercare di salvare con una iniezione di Narcan un tossicodipendente in overdose; ma non solo: notti fatte di lunghe chiacchierate con il "popolo della notte", con prostitute, trans, tossici, ma anche con poliziotti, carabinieri, con scopini della nettezza urbana. Persone con cui io ed i colleghi con cui stavo, abbiamo condiviso idee, esperienze, entusiasmo se avevamo salvato qualcuno o tanta tristezza se avevamo perso qualcun altro.
Un altro bellissimo servizio che ho fatto e che continuo a fare è l'assistenza ai senza fissa dimora. Abbiamo iniziato alla Stazione Tiburtina; andavamo con una cucina da campo capace di cucinare per tante persone ed un'ambulanza con a bordo medicinali e materiale sanitario per dare un minimo di assistenza. Quante sere abbiamo passato con i "barboni" e quante storie di vita vissuta ci siamo sentiti raccontare.
Mi ricordo soprattutto di una signora di circa cinquant'anni (perlomeno credo: l'età non è facilmente individuabile e mi dispiaceva chiederglielo anche perché probabilmente era più giovane di quanto dimostrasse) che stava sempre sotto uno dei piloni del ponte della tangenziale est; era seduta sopra una sedia, circondata da una infinità di pacchi, pacchetti ed oggetti più disparati. Non si alzava mai dal suo posto e noi, sapendolo, Le portavamo sempre da mangiare. Ma per noi molto forte era la voglia di starla a sentire quando parlava: era sicuramente una persona colta, parlava un italiano molto corretto e senza particolari inflessioni linguistiche. Insegnava agli stranieri l'italiano ed era rispettata da tutti. Quando passavo di giorno alla stazione Le facevo un saluto da lontano e Lei mi rispondeva sempre con molte gentilezza. Poi un giorno non l'abbiamo più trovata e la cosa strana e che nessuno ci ha saputo dire cose Le fosse successo. Ancora adesso, dopo tanto tempo, mi sembra di vederla seduta al suo posto, con gli immancabili pacchi ed il suo sorriso sdentato.
Una notte di Natale abbiamo deciso di fare una festa alla stazione Tiburtina. Abbiamo fatto una raccolta di panettoni ed abbiamo preparato per ognuno dei piccoli pacchetti regalo. Come al solito abbiamo cucinato, ma stavolta il cuoco (mio marito) ha superato se stesso! E' venuta una bellissima cena. Poi ci siamo messi in circolo: uno dei "barboni" aveva una chitarra e si è messo a suonare. Abbiamo cantato di tutto, magari abbiamo anche stonato tanto, ma sicuramente abbiamo creato un clima che ha scaldato una notte fredda. Sono passati anche gli zampognari (usciti da non so dove) che si sono fermati con noi e ci hanno suonato dei pezzi con le loro zampogne. Questa è stata una delle rare volte in cui ho raccontato di questa notte di Natale molto speciale: normalmente il Natale è sempre pieno di "buonismo" ed è una cosa che io ho sempre odiato. Mentre quella notte è stata qualcosa di molto più che "buonista", è stata veramente unica.
Tutti questi servizi fatti con i senza fissa dimora mi hanno aiutata a capirli ancora di più, a vedere oltre le apparenze, oltre il loro odore, oltre il loro essere a volte arroganti per non sentirsi umiliati da chi pensa che basti dare l'elemosina per sentirsi a posto.
Mi colpisce la dignità con cui tanti cercano di vivere nonostante tutto. Il brutto è che molti hanno ormai superato il punto oltre il quale non esiste più quello che secondo me ti dà ancora la speranza, ti dà la voglia di cercare di uscire da quella brutta situazione o perlomeno ti fa sentire ancora un essere umano e non uno scarto della società: la propria dignità. C'è un ricordo che non riesco a cancellare, una di quelle cose che vorrei non aver visto, ma che mi torna alla mente spesso e che mi spinge a cercare di aiutare in qualche modo le persone che vivono in strada: ero alla Stazione Ostiense con i miei amici della Croce Rossa, durante il solito servizio di assistenza, e stavo parlando con delle persone che aspettavano di essere viste dal medico, quando, con la coda dell'occhio, ho notato che una delle donne che erano in attesa si allontanava dalla fila di qualche metro,si accovacciava per terra davanti a tutti e faceva i "suoi bisogni". Poi si rialzava come se niente fosse e si rimetteva in fila. Mi si è stretto il cuore, mi sono sentita così impotente davanti a quella donna e mi sono chiesta come ci si poteva ridurre così, come è possibile che in un paese "civile" come dovrebbe essere il nostro, ci siano delle persone che non solo vivono sulla strada, non hanno un lavoro, debbono chiedere l'elemosina, ma che hanno perso la DIGNITA'. Non so darmi ancora tutt'oggi una risposta.
Roma, 6 Marzo, 2010

Anna Maria Rignanese - Volontario del Soccorso Croce Rossa Italiana- Roma



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