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Amnesty International, 50 anni dalla parte dei diritti umani
Un giorno del 1961, in Portogallo, due studenti alzarono in aria i loro calici di vino per brindare alla libertà in un paese, tra i molti, dove la libertà non esisteva. Per questo semplice gesto, furono arrestati.
Venuto a conoscenza del fatto, il 28 maggio del 1961, l'avvocato inglese Peter Benenson lanciò dalle colonne del quotidiano di Londra The Observer un "Appello per l'amnistia": il suo articolo "I prigionieri dimenticati" raccontava la vicenda dei due giovani portoghesi e di altri che, come loro, in altri paesi, erano stati arrestati solo per aver espresso le loro opinioni.
Benenson fu spinto dalla voglia di trasformare il "fastidioso senso di impotenza del lettore" nel convincimento che il cambiamento era possibile, consapevole che "se questi sentimenti di disgusto ovunque nel mondo potessero essere uniti in un'azione comune, qualcosa di efficace potrebbe essere fatto".
Sono passati 50 anni da quella campagna mondiale che accese i riflettori sui prigionieri dimenticati del pianeta e "qualcosa di efficace" è stato fatto: la candela della speranza arde, ancora oggi.
Da allora il mondo è cambiato e Amnesty International, l'associazione nata dall'idea di Benenson, è stata ed è ancora parte attiva di questo cambiamento. E quella candela accesa è il suo simbolo.
A chi sarà con noi a Massafra, racconteremo i successi e gli insuccessi di mezzo secolo di campagne per i diritti umani, i passi avanti e le sfide future. Lo faremo all'interno di un concorso che per la seconda volta Amnesty International è onorata di patrocinare.
"I 'corti' sono spesso in grado di raccontare vicende 'lunghe'. Come lungo è il cammino che da Londra, nel 1961, porta a Massafra nel 2011. Dove ci vedremo, spero in tanti, dal 19 al 21 agosto!
Riccardo Noury
Portavoce di Amnesty International per l'Italia