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Scheda biografica

Mostre > Fabio Petrelli

Fabio Petrelli (Acquaviva delle Fonti, 1984).
Vive e lavora a Roma.
Studia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma dove si laurea nel 2006.
Attualmente sta ultimando il corso di Laurea Specialistica in Storia dell’Arte presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata di Roma.
Tra il 2001 e il 2002 ad Urbino e Pesaro partecipa alla realizzazione del progetto culturale “Arte contemporanea” in collaborazione con l’artista Emilio Isgrò.
Si accosta al mondo dell’arte attraverso la pittura e l’incisione.
Avvia la sua attività espositiva nel 2004 partecipando alla collettiva di arti visive organizzata presso l’Accademia di Belle Arti di Roma in occasione della Notte Bianca.
Del 2005 è la partecipazione alla collettiva “Dissertazioni sull’incisione” (Formello, Centro per l’Incisione e la Grafica d’Arte).
Il 2006, invece, è l’anno del suo esordio come artista fotografo. Con la mostra “Storie Notturne di Donne, la figura della Strega, della Madonna e della Malinconia” (Massafra, Im@n Libreria, a cura di A. Dellisanti) inaugura un percorso di ricerca sul mezzo fotografico quale strumento di indagine antropologica e sociologica.
Tra le rassegne recenti si segnalano: “Transiti, Memorie e scambi - percorsi evocativi verso l’altrove” (Massafra, Museo storico archeologico della Civiltà dell’olio e del vino, a cura di C. M. Longo) del 2007, “Il senso della morte. Itinerari artisti/demologici sul lutto e sulla morte” (Massafra, Falsopepe Ristorante Enoteca, a cura di C.M. Longo) del 2008, “Le Periferie Urbane- un viaggio nei luoghi dimenticati all’interno delle città” (Massafra, Falsopepe Ristorante Enoteca, a cura di C. M. Longo) del 2009.
Sin dagli inizi della sua sperimentazione artistica Petrelli porta avanti una riflessione sul tema della morte e del dolore, sui rituali legati all’evento luttuoso, sull’indagine dei simboli funebri e dei comportamenti individuali e collettivi di fronte all’evento nefasto.
Nelle opere pittoriche, dove distintiva è l’unicità cromatica, la sua ricerca si accentra sull’autoritratto proposto in immagini seriali che evocano una sensazione di sofferenza e solitudine ma che, per le capacità comunicative delle orchestrazioni chiaroscurali, degli scorci e delle espressioni del soggetto ritratto, risultano essere di grande forza.
Allo studio demoetnoantroplogico è legata l’indagine, attraverso la fotografia, sulla Mater dolorosa e sulle processioni del Venerdì Santo che si svolgono in Puglia e in altri luoghi dell’Italia meridionale come eventi rituali densi di patetismo e di forte partecipazione emotiva.
Nei lavori recenti, invece, Petrelli avvia una riflessione sul degrado della città di Roma, sui volti che questa nasconde. La fotografia, quindi, è intesa come strumento per documentare e registrare gli aspetti più cupi e problematici della società civile.
Appunti di viaggio presi durante le passeggiate tra le borgate romane e tra i flussi di uomini e donne chiusi e distratti nelle loro corse.
Le sue sono istantanee che con discrezione descrivono tante esistenze inerti che non sanno più dare un grido, quelle vite che, come scriveva Pasolini, hanno preso forma in un lungo gemito di fame.
Sono i senzatetto e i mendicanti che popolano le strade e le stazioni di Roma, abitanti fragili ed invisibili, annullati dall’indifferenza dei passanti, a cui Petrelli, con questa mostra, ha voluto ridare un volto e un’identità cancellati sotto il peso dello loro miserie quotidiane.

Carmela Melania Longo


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