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Mostre > Andreace 02/05/2009 > La "Protesta umana" nelle serigrafie di Nicola Andreace

Appunti per un percorso storico critico del contesto artistico pugliese tra gli anni '60-'70
(a cura di Carmela Melania Longo)


E lo può fare, conseguendo importanti risultati, anche grazie al clima culturale di Massafra che, a partire dall'edizione della rassegna d'arte contemporanea del 1967, si propone come "[...] punto di incontro per i movimenti d'arte, i più attivi e validi che la Puglia produce (...) uno strumento didascalico e critico per aprire alle nuove tendenze i gusti del pubblico, e per la costruzione di un nuovo ambiente artistico più conforme alla realtà di questa terra che vive oggi un suo momento forse non più ripetibile".
In un periodo di rapida trasformazione industriale e sociale, che influiva sui modi di vita, sulle mentalità, Nicola Andreace andava pertanto sintetizzando e storicizzando affannosi ed inquietanti problemi, rivelando la particolare capacità dell'artista di saper, dopo uno scavo e un'indagine sociologica e acuta della realtà, analizzare, coordinare ed esprimere i problemi antropologici, servendosi di segni e figure ricche di carica emotiva, ora drammatica ed angosciosa, ora ironica ed ossessiva, rese essenziali dal bianco e nero.
Per questo la sua copiosa produzione, di cui la presente mostra vuole offrire solo una parziale disamina, documenta al meglio la prospettiva artistica di una regione che nel passaggio tra gli anni '60-70 sentiva il bisogno di essere innestata a pieno titolo nel corpo della cultura italiana.
Pur essendo trascorsi quarant'anni queste opere serigrafiche di Andreace rivelano ancora la loro forza espressiva, la pregnanza e la lucidità dei contenuti.
Ed è anche per questo che vengono riproposte oggi in uno spazio storico della Massafra di una volta, la Galleria della Società Operaia, questa piccola realtà che grazie all'operato di Espedito Jacovelli, dal 1947 in poi, divenne il centro della rinascita culturale della città.
Immagini alternative "ancora" che tutt'oggi tendono a porre in crisi la pseudo felicità dell'uomo in gabbia del nostro tempo, rifuggendo gli ultradi così difficile frequentazione che spesso connotano il moderno sistema delle arti ed attraverso le quali Andreace determina il flusso della sua produzione con la volontà di comunicare, educare, incontrare il fruitore.
La scelta di procedimenti meccanici quali il fotomontaggio o la stampa serializzata degli originali numerati, la ricerca del coinvolgimento attivo dello spettatore, interessato nella decifrazione di magnetici effetti ottici, evidenziano d'altronde, l'attenzione rivolta dall'artista alle sperimentazioni in atto nel panorama nazionale ed internazionale, e quindi la volontà di giocare un ruolo determinante nella democraticizzazione dell'arte, attraverso la distribuzione di opere prodotte in serie e non più vincolate al concetto di unicità.
È deciso Andreace nel realizzare la supremazia dell'immagine, nel rafforzarne le sue possibilità semantiche, nonché espressive, perché l'immagine allontanata dal un contesto e ricucita in un altro, si faccia spunto di riflessione polemica nei confronti di un benessere, di una cultura consumistica millantatrice. tal modo, gli assemblaggi dei ritagli prelevati dal subdolo repertorio dei rotocalchi e della pubblicità, disorientanti per i violenti stacchi di bianchi e neri, diventano pregnanti icone dello shock provocato, nell'animo e nella mente dell'uomo, dalla turbolenta ed accelerata industrializzazione. 'arte, allora, per prenderne coscienza; l'artista come possibile terapeuta, sciamano di un corpo sociale inevitabilmente contaminato. resto già nel 1915 così profetizzava Picabia, mettendo in guardia l'uomo moderno dall'ambigua e pericolosa mescolanza tra umano e meccanico: «la macchina non è più appendice della vita, ne fa ormai parte, forse ne è l'anima».



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