IlSerraglio


Vai ai contenuti

Menu principale:


Note bio-biblografiche

Mostre > Andreace 02/05/2009

Nicola Andreace nasce a Taranto nel novembre del 1934, ma, dopo i primi anni di vita, si trasferisce a Massafra, dove vive ed opera in via Gorizia, 56 (tel. 0998801811).
Segue gli studi artistici, che completa presso l'Accademia di Belle Arti.
Già ordinario di Disegno e Storia dell'Arte nei Licei Scientifici di Stato, dove ha esperienza di
Presidenza, svolge per la sua materia la funzione di Commissario e Presidente nei Corsi e Concorsi Ministeriali.
Dal 1960 al 1972, collabora attivamente all'organizzazione della
"Rassegna d'Arte Contemporanea Città di Massafra" con la funzione, in molte Edizioni, di Segretario.
Dal 1997 è componente della Commissione per l'Arte Sacra e i Beni Culturali della Diocesi di Castellaneta.
Dal 2004, un'esposizione permanente nella Galleria, Centro Studi, Documentazione e Ricerche
"Segmenti d'Arte" di Massafra testimonia l'intero percorso creativo di Nicola Andreace, che esordisce nel 1957, partecipando ad una collettiva di Pittura presso la Pinacoteca Provinciale di Bari.
Dopo essersi presentato come "disegnatore vigoroso e colorista acceso", come scrive Pietro Marino, affronta le tematiche concettuali del tempo, con accenti popolareschi ricchi di espressionismo neorealista.
Sensibile, infatti, a tutto ciò che si muove attorno all'Uomo, attento osservatore della realtà territoriale dei problemi socio-ambientali, dopo i primi inizi di studio sull'Arte materica e segnica, prosegue con indagini socio-antropologiche.
Sollecitato dai fenomeni dell'industrializzazione, violentemente inseritisi in una realtà contadina, prosegue con studi e ricerche, che ripercorrono le tappe del passaggio dalla civiltà contadina alla società tecnologica (1957-1967).
Mec-Art, pittura "oltre", con significazione metalinguistica, antropologia e tecnicismo reportages ed impegno civile (1968-1981) sono le tappe successive del suo percorso.
Analizza così la società convulsa e frettolosa, sottolineando impietosamente il dramma dell'uomo moderno.
Andreace, che nella sua Città ha la possibilità di collaborare con la critica culturale nazionale emergente dell'epoca, da Pietro Marino a Franco Sossi, da Bonito Oliva a Michele Perfetti, da Sanguineti a Miccini, a Maurizio Calvesi, da Silvio Ceccato a Vittorino Andreoli, ecc., distingue gli equivoci e i passaggi dell'arte pop, fra ghestaltismo e nuova figurazione, fra astrattismo ed Arte concettuale.
La crisi dei valori dell'uomo, il recupero della memoria storica, gli ideogrammi, i messaggi visivi di fine-inizio millennio, l'euromediterraneità sono le fasi successive delle sue indagini, che si concretizzano nell'Umanesimo Tecnologico (dal 1982 al 2005) con tutte le tensioni, le lacerazioni e le contraddizioni della nostra società.
Dal 2006 con il
Post Human dà vita ad un racconto intrecciato fra "design" e pittura colta, assemblando stralci di suoi manifesti (realizzati per eventi culturali organizzati da Università, Ministeri, Associazioni, Enti Istituzionali e Sindacati) con simboli, allegorie, immagini della tradizione storica e mitologica.
Nella decantazione del racconto egli innesta la sua vivacità pop, inserendo in un cerchio dalle variabilità cromatiche una corteccia reale di albero d'ulivo, simbolo delle nostre radici mediterranee.
Scavando nel passato di questo tormentato Sud ed analizzando le inesauribili problematiche contemporanee, il discorso di
Andreace si pone, però, in una religiosa fiducia nell'Uomo, che non si lascerà schiacciare dalla tecnica, ma sarà lui a dominarla.
Dalla fine degli anni cinquanta realizza opere di
scultura e di strutture architettoniche in cemento armato, acciaio, ferro, legno e terracotta.
Dal 1965 svolge interventi operativi e sperimenta nuove tecniche espressive nel campo della
grafica, e, cimentandosi con la cultura optical, la psicologia della forma, l'astrazione, l'Arte minimal, realizza manifesti d'Arte, pubblicazioni, annulli e messaggi filatelici speciali per manifestazioni culturali celebrative.
La maschera "Lu Pagghiùse" da lui progettata, dopo sue analitiche ricerche e studi socio-antropologici, è diventata una delle due maschere ufficiali del Carnevale di Massafra, "magia dello Jonio".


Torna ai contenuti | Torna al menu