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La Città delle Nuvole a cura di Ivano Stelluto

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LA CITTA’ DELLE NUVOLE

Presentato a Massafra il libro del giornalista Carlo Vulpio

Non c’è la folla delle grandi occasioni, al cineteatro Spadaro, la sera in cui si presenta “La città delle nuvole” del giornalista Carlo Vulpio. L’iniziativa, voluta da Francesca Buongiorno dell’associazione Corifeo, in collaborazione con le associazioni “Il Serraglio”, “Presidio del Libro” e “Mediterranea Consumo”, è stata l’occasione per ritornare sul tema ambientale, solo da pochi anni venuto alla ribalta nonostante la sua portata sulle esistenze di noi tutti.
Per parlare di ambiente è pero doveroso, oltre che corretto, allargare il proprio sguardo e dire che sbaglia chi pensi che la minaccia sia solo e soltanto l’Ilva. Per il nostro cielo, per la nostra terra e per la nostra acqua, di inquinatori e inquinanti c’è l’imbarazzo della scelta: benzopirene, policarburi ciclici aromatici, benzene. Come dire: non di sola diossina…A presentare il lavoro di Vulpio “la chimica raccontata attraverso una narrazione piacevole”, c’è Alessandro Marescotti, una vita da pacifista. Marescotti parla di ambiente e dice che esso è un fatto anche culturale e morale, ci sono le coscienze sopite a gravare come macigni sul nostro territorio. Ci vuole il “salto di qualità”, evidentemente, perché i cittadini prendano coscienza dei problemi e non si rifugino nel “tanto le cose brutte capitano solo agli altri”. Ne è passata di acqua sotto i ponti prima che ci si “accorgesse” che le nuvole non sempre sono mandate dal cielo. “Per una vera, mille sono finte” reciterà l’attore e regista teatrale Raffaele Zanframundo, rifacendosi a un brando di De Andrè. Taranto è la città in cui i bambini vengono su come fumatori accaniti di sigarette, ne fumano circa mille all’anno per gentile concessione. Però “di diossina – dice Marescotti – non se n’era mai parlato”. Decide allora di cambiare strategia e di passare all’attacco quando fa analizzare, a un laboratorio di Lecce, del formaggio pecorino di un allevamento di Statte. I dati sono perentori nella loro drammaticità: “se dovessimo grattugiare questo formaggio su un prato, dovremmo transennare e poi bonificare quel prato”. Sintesi amara che ha un effetto domino: il silenzio diventa prima parola poi rabbia, denuncia, protesta. Ci si rende conto che, per decenni, sulle nostre tavole sono apparse sostanze contaminate e si arriva al 2008 e al 2009, quelli che saranno ricordati come anni storici per gli ambientalisti tarantini; se da una parte Altamarea riesce a riempire le piazze, la legge emana la ormai celebre legge sulla diossina. Su quest’ultima il giudizio di Marescotti è controverso: “è difficile dire cosa abbiamo ottenuto. Abbiamo certamente meno emissioni, meno polveri, ma i livelli di benzopirene rimangono gli stessi”. È questo il nuovo fronte: i livelli di benzopirene sono al di sopra della norma, si chiuda la cokeria.
“In 45 anni – dice ancora Marescotti – a Taranto è fuoriuscito l’equivalente in diossina di 13 Seveso”. Se non fosse stato per un pezzo di formaggio, probabilmente si sarebbe continuato a perpetrare la negazione del diritto alla verità e all’informazione.
Vulpio, nel suo intervento, non risparmia critiche alla classe politica e ai sindacati. Se la prende con la Di Bello e con Florido prima, perché non costituitisi parte civile nel processo contro l’Ilva, ce n’è anche per i sindacati “complici dell’opera di taroccamento dei dati”, per Vendola e la sua legge definita “una truffa, in quanto manca il campionamento notturno”.
Il giornalista del Corriere della Sera ha poi affermato che bisogna smetterla con il ricatto lavorativo e col pensare che l’Ilva sia insostituibile. Lancia una proposta, il modello Pittsburgh, come uscita dalla monocultura dell’acciaio: “bioingegneria, nanotecnologie e green economy hanno trasformato un’ex capitale dell’acciaio: perché non si può fare anche a Taranto?”


IVANO STELLUTO


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