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Frammenti di vite Sospese

Mostre > Fabio Petrelli > La città di cenere - Vite al margine

Frammenti di vite Sospese
di Maria Grazia Rongo


Evaporano le vite degli ultimi nelle tonalità del grigio. Frammenti di vite sospese, perché sospesa è la vita che le attraversa. Immagini che la contemporaneità ci consegna sbiadite, livellate dall'andirivieni pragmatico dell'esistenza metropolitana, svuotate dal significato specifico del termine civiltà per riempirsi poi di tutte le sfumature dell'incertezza, della precarietà, dell'impossibilità di riqualificarsi in maniera diversa. L'iconografia di Fabio Petrelli invece recupera la voce sommessa degli emarginati, siano essi uomini o donne, scarti di quotidianità consumistica o rimasugli scheletrici di un volo che fu. Ignota è la matrice di quella rottura che ha portato le ali a spezzarsi e i corpi a deformarsi, intollerabile è invece la conseguenza.
Fermati spesso nel momento del sonno, questi uomini e queste donne sembrano instaurare un dialogo silenzioso con chi, dall'altra parte dell'obiettivo, scruta il tempo del presente, restituisce luce al buio e alla polvere che ammanta azioni ripetute, sempre simili, in un girotondo che incatena l'osservatore distratto. Lo scatto si sofferma sul dettaglio, lo amplifica rendendolo infinitamente percettibile, gli conferisce lo status di dignità che nella realtà gli è negato. Una drammatizzazione dell'atto del vivere che ha molto della poesia di Alda Merini e affonda le sue radici nel grido pasoliniano: "Er mondo è de chi ci ha li denti" ("Accattone" - 1961). Ed ecco che il percorso artistico si dipana nell'analisi della società, già ampiamente affrontata da Fabio Petrelli nelle sue precedenti rassegne, nell'esegesi sistematica di una comparazione tra l'essenza specifica delle cose e la sua emanazione reale, tra la possibilità e l'attuazione.
Scatti che hanno la composta allegoria di una scena teatrale il cui palcoscenico si conclude nell'interpretazione dello sguardo di chi osserva, senza giudicare, senza compatire, solo guardando, una semplice costatazione dell'esistenza di ciò che il più delle volte ignoriamo. La riflessione arriva dopo, quando l'immagine in bianco e nero rimasta impressa nella retina scatena emozioni contrastanti che vanno dallo stupore alla rabbia, dall'incredulità alla rassegnazione, passando per la vergogna e la paura. L'arte di Fabio Petrelli si concentra nella ricerca di quel dopo, nel creare un'aspettativa di permanenza nel ricordo di chi si sofferma a scrutare le anime dei protagonisti di queste fotografie, perché dietro tutto, c'è un'anima.

Bari, Marzo, 2010



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