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Corti selezionati Slow Food

Vicoli Corti > Edizione 2011 > Slow Food

Dopo una intensa due giorni, si è giunti alla prima selezione in attesa di comunicare i lavori finalisti che verranno proiettati il 19 e il 20 agosto in occasione della settima edizione di Vicoli Corti. La scelta è stata ardua, sono giunti tanti lavori di pregievole fattura, la selezione è stata effettuata tenendo conto, oltre che dell'aspetto qualitativo, del messaggio e dell'attinenza a quanto richiesto dal bando per la suddetta sezione anche in riferimento a campagne promosse da Amnesty International.


Selezionati:



Alto Salento's spring (Ita, 2010, 4')
regia
Luca Nestola

sinossi

La zona dell’Alto Salento. I suoi luoghi, le atmosfere, i volti, la natura nell’istantanea del risveglio innescato dall’irrompere della primavera. La ciclicità delle stagioni si fa funzione linguistica: il caldo abbraccio del sole, l’impeto misurato del mare e l’obliquità che il vento impone ai paesaggi divengono i veri protagonisti di quest’opera.




Be water, my friend (Ita, 2009, 14')
regia
Antonio Martino

sinossi

Muynaq, piccola cittadina sulle ex sponde del Lago di Aral (Uzbekistan). Acqua come gioia di vivere, perdita d'acqua come perdita di identità. La struttura del film, speculare come la prima delle proprietà dell'acqua (la proprietà speculare appunto dellacqua) mette a diretto confronto due comunità di pescatori.





Genesis (Ita, 2010, 4')
regia
Ameleto Cascio

sinossi

In un paesaggio industriale e desolante spuntano elementi metallici dal terreno. In un altro ambiente una figura inquietante con una maschera antigas si agita cercando di uscire da quella dimensione claustrofobica. Un video che vuole esprimere il difficile rapporto tra naturale e artificiale attraverso la rappresentazione della nascita di una pianta.





Industrial Bay (Ita, 2009, 6')
regia
Giuseppe Petruzelli

sinossi

Termini Imerese. Una spiaggia coperta di immondizia, incastonata tra ciminiere industriali, popolata da numerosissimi bagnanti. Uno spettacolo inquietante, simbolo del paradossale rapporto tra l'uomo e l'ambiente.





Le acque di Chenini (Ita, 2009, 15')
regia
Elisa Mereghetti

sinossi

L’oasi di Chenini, nei pressi di Gabès (Tunisia) è l’unica oasi di mare del Mediterraneo. Nel 2008 il Ministero dell’Ambiente tunisino ha proposto di inserirla nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
L’oasi, un piccolo angolo di paradiso, è in pericolo. I palmeti scompaiono e le sorgenti d’acqua che la rendono rigogliosa non ci sono più, sostituite dalle pompe che erogano acqua a caro prezzo. Ad aggravare la situazione la falda che si abbassa di anno in anno. Gli agricoltori lanciano un SOS per salvare Chenini. La biodiversità dell’oasi è a rischio per colpa dei cementifici, sorti negli ultimi anni, e lo sviluppo dell’industria dei fosfati che provoca inquinamento, malattie e lo sfruttamento delle falde che irrigano l’oasi. I giovani lasciano Chenini per studiare e cercare fortuna lontano...





Mani in pasta (Ita, 2010, 9')
regia
Lucio Gagliardi

sinossi

Cultura Calabra - cibo e musica popolare.





Murgia fenomeno carsico (Ita, 2009, 18')
regia
Cosimo Terlizzi

sinossi

Una figura femminile appare all’improvviso distesa in un campo di ferule sull’altopiano della Murgia barese, come caduta dal cielo, è la voce del documentario. Un viaggio insolito nell’altopiano della murgia barese in compagnia di un autentico e bizzarro autista Pino Malerba e della voce sensuale e ironica di Anna Rispoli. La Murgia è un altopiano carsico dalla vegetazione steppica; terra che ha subito diversi cambiamenti nei secoli dovuti alle varie dominazioni. In questo documentario Cosimo Terlizzi affronta il tema dell’acqua dall’uso rurale al suo percorso naturale.





Sayonara Nippon (Ita, 2009, 7')
regia
Adam Selo

sinossi

Un reporter giapponese arriva a Bologna per un servizio sulla cucina locale, ma finisce per imbattersi in uno Chef “troppo italiano”…







Terre al margine.Wasted (Ita, 2010, 11')
regia
Alessandra Ondeggia

sinossi

Lo scarto e il margine sono lo scenario vitale di una complessità negativa, in cui l’incertezza identitaria è preludio costante al dischiudersi di inedite possibilità.

Un uomo rapito in un flusso mentale tanto inaspettato quanto sconcertante, si ritrova in uno cinetico fluido di interferenze della sua vita reale ma irriconoscibile e i luoghi di un immaginario collettivo in cui si identifica. Alla fine una sola certezza si è smarrito. Siamo a Taranto città di fabbrica e di fumo unico impulso di una realtà apparentemente afona, ultimo residuo di una terra al margine.


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